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Pace |
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10.04.2003: di Luca Goldoni La statua di Saddam presa a picconate da una folla
eccitata e festosa. Le bandiere con l'immagine del dittatore date alle
fiamme e calpestate. Sì, la guerra a Baghdad sembra davvero finita, il
regime crollato e lo testimoniano quelle immagini comuni a tutti i
finali di conflitti e di dittature: da Piazzale Loreto al Muro di
Berlino con la prima breccia; dalle strade in festa di Pristina
(Kossovo) ai viali di Bucarest con le bandiere bucate al centro, prive
dell'effigie di Ceauseascu. Dopo
l'iconografia ufficiale della battaglia, con il fumo e le esplosioni
ecco dunque i "flash" ufficiali della vittoria o, da un altro
punto di vista, della disfatta. Occhio non vede cuore non duole; forse
ci addormenteremo meno angosciati adesso che la guerra è almeno
visivamente conclusa, mentre in realtà essa continua. Da qualche parte
ci sarà un soldato o un manipolo di soldati iracheni che continuerà a
sparare ignorando che la partita è già persa. Forse
qualche marine rimarrà ucciso un minuto prima di dare l'addio alle
armi, mentre i suoi commilitoni brindano nella Baghdad liberata. E
probabilmente altri civili ci lasceranno la pelle sulle mine, o per le
famigerate cluster bomb che rimangono sul terreno e possono esplodere
anche molto tempo dopo. Morti che non avranno neanche l'onore, si fa per
dire, del primo piano, dei riflettori. Morti
fuori tempo massimo. Eppure un pensiero dovrebbe andare anche a loro,
come alle vittime senza volto che rientrano nella contabilità a tre
zeri: le famiglie colpite dai bombardamenti, le divisioni
"distrutte", un migliaio nella battaglia di Karbala, un altro
migliaio o giù di lì nei combattimenti all'aeroporto di Baghdad
(Stalin diceva: un morto è una tragedia, cento sono una statistica). Sì,
perché alla fine, cacciato l'odiato Saddam, promessi gli aiuti e i
soldi per la ricostruzione, nessuno avrà pagato il prezzo più alto di
questa guerra, se non appunto gli stessi che la pace non potranno più
vederla.
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02.04.2003:
Il senso del dovere Persone comuni si trasformavano in feroci aguzzini, insensibili alle (simulate) grida di dolore delle loro vittime, ‘se’ a dettare i loro crudeli comportamenti (dovevano infliggere scariche elettriche) era l'autorità di una riconosciuta istituzione scientifica che chiedeva loro di partecipare, in qualità di severi maestri, ad un "esperimento sull'apprendimento". Non è difficile immaginare che cosa può accadere quando l'autorità in questione non è quella di un qualche laboratorio di ricerca, ma la patria, la bandiera o la fede. Si
uccide, insomma, in buona coscienza, per spirito di disciplina. Si potrebbe anzi dire che l'unità di misura di quel fenomeno che si chiama "coscienza a posto" è data proprio dalla capacità di infliggere dolore restando imperturbabili e giustificati. "Facciamo solo il nostro dovere" è la frase che andrebbe scritta, ad esempio, sulle divise di tutte le truppe di occupazione. Proust diceva che il bene per essere tale, e non un'ipocrita ostentazione, richiede un'aria da "chirurgo frettoloso", inconsapevole, cioè, del benefico ruolo svolto. Lo stesso, purtroppo, lo si deve dire del male. Anch'esso, quando è incorniciato in una disciplina, è ugualmente ignaro di sé. E c'è un fondo di onestà nell'indignato stupore del reduce dalle mani ancora imbrattate di sangue che si deve difendere dall'accusa di aver commesso ignobili crimini.
Non esiste bestia che non abbia una qualche forma di pietà. Ma noi non siamo bestie sicchè, .......
..... non ne abbiamo alcuna.
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05.03.2003:
Provaci ancora Sam Sam
Hamill, autore di svariati volumi di poesie, ex-marine convertito al
pacifismo, ha raccolto via internet oltre 13mila poesie contro la guerra
che ha presentato al Congresso americano. Tutto
e' iniziato quando Sam e' stato invitato alla Casa Bianca (da Laura Bush
in persona) per intervenire a un convegno sulla poesia e la
"voce" americana. Sam, disgustato dalla proposta, voleva fare
qualcosa di speciale e ha iniziato a raccogliere le poesie. Quando alla Casa Bianca si sono resi conto di come la pensava il poeta, gli hanno detto di starsene a casa.
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27.02.2003:
Un
uomo di 80 anni e'
stato richiamato dalle autorita' militari britanniche, con una cartolina
che lo invitava a presentarsi in un centro d'addestramento in vista di
un possibile intervento in Iraq. Joe
Steer, che nel 1942 ha combattuto nella battaglia di El Alamein, in
Egitto, ha confessato che teme di non essere al passo con le nuove
tecnologie. "Sono
abituato ai fucili e alle mitragliatrici - ha detto l'ottuagenario - ma
non ai missili". Un maledetto pacifista. |
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