Per non dimenticare
| Di Luca Goldoni |
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| "C’è
qualcosa di piu' vigliacco di un terremoto?" "Forse, il dopo-terremoto."
Tra
le scarne, orgogliose parole rilasciate ai microfoni televisivi dai
terremotati di San Giuliano, ci sono quelle di una donna che invita i
giornalisti a non dimenticare "a ritornare sul luogo del disastro tra
tre, quattro mesi, quando sarà passato il clamore del terremoto ma
probabilmente sarà ancora emergenza". Già, in Italia ci si ricorda
dei secolari, irrisolti problemi ambientali, urbanistici, geologici, solo
in occasione delle tragedie. Allora, in quel frangente, parte il mea culpa
di qualche politico e amministratore, scatta qualche indagine e poi tutto
torna come prima. Adesso
che dalle macerie ancora fumanti della scuola elementare di San Giuliano
affiora la verità di un edificio ristrutturato con criteri assurdi (una
sovrastruttura di cemento armato appoggiata su muri di carta velina), è
allarme in tutto il sud: si Basta
riandare ad altri disastri per rendersi conto dell’eterna provvisorietà del sistema Italia. A quello di Sarno, per esempio.
L’alluvione che investì il paese campano fece arrivare un fiume di
finanziamenti pubblici per la ricostruzione, mai avvenuta, e oggi si
scopre che il sindaco di quel paese è stato arrestato per associazione
mafiosa. Sì, ha ragione la donna terremotata molisana a chiedere e a pretendere almeno dai giornalisti di tener viva la memoria. Lo chiede lei e lo chiedono silenziosamente, composti e riservati nel dolore i suoi concittadini. Questo silenzio, così assordante, ci rimarrà impresso molto di più degli urli, delle grida, delle becere litigate così di moda e diffuse nei talk show televisivi, nel Parlamento, negli stadi di questa disastrata Italia.
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