Per non dimenticare

Di Luca Goldoni

 

 

"C’è qualcosa di piu' vigliacco di un terremoto?"
"Forse, il dopo-terremoto."

 

Tra le scarne, orgogliose parole rilasciate ai microfoni televisivi dai terremotati di San Giuliano, ci sono quelle di una donna che invita i giornalisti a non dimenticare "a ritornare sul luogo del disastro tra tre, quattro mesi, quando sarà passato il clamore del terremoto ma probabilmente sarà ancora emergenza". Già, in Italia ci si ricorda dei secolari, irrisolti problemi ambientali, urbanistici, geologici, solo in occasione delle tragedie. Allora, in quel frangente, parte il mea culpa di qualche politico e amministratore, scatta qualche indagine e poi tutto torna come prima.

Adesso che dalle macerie ancora fumanti della scuola elementare di San Giuliano affiora la verità di un edificio ristrutturato con criteri assurdi (una sovrastruttura di cemento armato appoggiata su muri di carta velina), è allarme in tutto il sud: si
scopre che la maggior parte delle scuole non sono sicure sia contro i terremoti sia contro gli incendi; che controlli e certificati di abitabilità sono inesistenti; e che i Comuni non vigilano abbastanza sulle proprie opere (ma non è un palese caso di conflitto d’interessi che il controllato sia anche il controllore?). Dopo la morte nel crollo di quei 26 piccoli scolari, tutta l’attenzione è concentrata sulle scuole ma...gli ospedali? Le caserme? Le chiese? Quanti edifici in Italia sono sicuri? La scossa tellurica che ha colpito il Molise dovrebbe anche scuotere Ministeri competenti e Regioni e indurli ad avviare un censimento su scala nazionale, aldilà delle burocratiche suddivisioni dell’Italia in zone ad alto, medio, basso rischio sismico (come se i terremoti rispettassero leggi, regolamenti e mappe morfologiche). Ma naturalmente ciò non avverrà.

Basta riandare ad altri disastri per rendersi conto dell’eterna provvisorietà del sistema Italia. A quello di Sarno, per esempio. L’alluvione che investì il paese campano fece arrivare un fiume di finanziamenti pubblici per la ricostruzione, mai avvenuta, e oggi si scopre che il sindaco di quel paese è stato arrestato per associazione mafiosa.

Sì, ha ragione la donna terremotata molisana a chiedere e a pretendere almeno dai giornalisti di tener viva la memoria. Lo chiede lei e lo chiedono silenziosamente, composti e riservati nel dolore i suoi concittadini. Questo silenzio, così assordante, ci rimarrà impresso molto di più degli urli, delle grida, delle becere litigate così di moda e diffuse nei talk show televisivi, nel Parlamento, negli stadi di questa disastrata Italia.