Ho visto un re
| Di Luca Goldoni |
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Avanti
Savoia, anzi no, indietro tutta. Del
ritorno in Italia di Vittorio Emanuele, con Filiberto e Marina se ne
riparlerà, se va bene, a Natale. Tutta colpa, si sa, di quel fuoripista al
rally dei faraoni: la jeep del principe dopo un volo è finita
sull’attenti e Vittorio ci ha rimesso due vertebre. Adesso è
immobilizzato a letto e chissà forse ripenserà a quel soprannome che gli
avevano affibbiato da giovane: "Totò la Manivelle" traduzione: Il
nostro esule, al contrario, ha sempre riempito le cronache dei giornali dal
suo, anzi dai suoi, domicili dorati e paradisi fiscali, un po’ per colpa
di suo nonno - il Vittorio Emanuele re d’Italia che se ne scappò
lasciando il nostro paese in mano ai tedeschi - un po’ per l’ingombrante
curriculum personale di azioni, frequentazioni esternazioni: dal colpo di
fucile all’isola di Cavallo che uccise accidentalmente un giovane velista
tedesco, all’iscrizione alla Loggia P2, dalle mediazioni nei traffici
internazionali di armi fino alle gaffes più clamorose, contro i partititi,
a smentita delle leggi razziali o contro lo Statuto dei Lavoratori. Tutte
uscite che hanno sempre ridato voce e ottime ragioni a chi fermamente si
opponeva al suo rientro. Oggi
Vittorio Emanuele ha fatto mea culpa dichiarandosi pronto a giurare sulla
repubblica e riconoscendo la macchia indelebile di quelle leggi razziali, ma
la grande rentreè è viziata oltrechè da oggettivi impedimenti
ospedalieri, da discutibili scelte contributive. Al
desiderio di rientrare in Italia con i propri cari non corrisponde infatti
quello di riportare nell’amata patria i propri beni. Il domicilio fiscale
dei Savoia si sposterà dal Portogallo con destinazione Svizzera, cantone di
Berna.
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