Ho visto un re

Di Luca Goldoni

 

Avanti Savoia, anzi no, indietro tutta.

 Del ritorno in Italia di Vittorio Emanuele, con Filiberto e Marina se ne riparlerà, se va bene, a Natale. Tutta colpa, si sa, di quel fuoripista al rally dei faraoni: la jeep del principe dopo un volo è finita sull’attenti e Vittorio ci ha rimesso due vertebre. Adesso è immobilizzato a letto e chissà forse ripenserà a quel soprannome che gli avevano affibbiato da giovane: "Totò la Manivelle" traduzione:
Totò il volantino - proprio per le frequenti uscite di strada. Certo, sua altezza, invece di indossare tuta e casco, poteva decidere di starsene un po’ tranquillo in vista dell’X-day del 10 novembre, la fine di 56 anni di esilio. Lo aspettavano per il gran giorno contesse, marchesi, la nobiltà giurassica, i monarchici a denominazione di origine controllata, quelli che: "Fedeli al re per tutti
i secoli dei secoli". E sicur! ! amente lo aspettava una buona parte di repubblicani che non ne possono più di questo tormentone del "torno-non torno" dei Savoia. In genere le figure dei sovrani in esilio sono appena percettibili. Zahir Shah l’ex re afghano ha fatto parlare di sé quando è rientrato a Kabul dopo la caduta dei Talebani, e quasiin punta di piedi è rientrato nel suo paese Simeone II di Bulgaria, oggi premier della coalizione governativa.

Il nostro esule, al contrario, ha sempre riempito le cronache dei giornali dal suo, anzi dai suoi, domicili dorati e paradisi fiscali, un po’ per colpa di suo nonno - il Vittorio Emanuele re d’Italia che se ne scappò lasciando il nostro paese in mano ai tedeschi - un po’ per l’ingombrante curriculum personale di azioni, frequentazioni esternazioni: dal colpo di fucile all’isola di Cavallo che uccise accidentalmente un giovane velista tedesco, all’iscrizione alla Loggia P2, dalle mediazioni nei traffici internazionali di armi fino alle gaffes più clamorose, contro i partititi, a smentita delle leggi razziali o contro lo Statuto dei Lavoratori. Tutte uscite che hanno sempre ridato voce e ottime ragioni a chi fermamente si opponeva al suo rientro.

Oggi Vittorio Emanuele ha fatto mea culpa dichiarandosi pronto a giurare sulla repubblica e riconoscendo la macchia indelebile di quelle leggi razziali, ma la grande rentreè è viziata oltrechè da oggettivi impedimenti ospedalieri, da discutibili scelte contributive.

Al desiderio di rientrare in Italia con i propri cari non corrisponde infatti quello di riportare nell’amata patria i propri beni. Il domicilio fiscale dei Savoia si sposterà dal Portogallo con destinazione Svizzera, cantone di Berna.

Le tasse, insomma, possono attendere.