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Sulaimaniya, 9 maggio 2003
I curdi usano una bellissima parola per salutarsi, che tradotta in italiano
significa approssimativamente "ti porto nei miei occhi".
Negli occhi di Banin, 10 anni, arrivata da Karbala una ventina di giorni
fa, con bruttissime ferite a entrambe le gambe, è ancora visibile il triste
calvario a cui è sottoposta.
Ormai dal nostro personale viene chiamata "occhi belli" e lei,
dopo una amputazione alla gamba e 6 interventi chirurgici per tentare di
salvare l'altra, solo ora sembra regalarci timidi sorrisi.
Scongiurato il pericolo di una grave infezione che ha rischiato di
portarcela via, ora Banin e i nostri medici lottano per salvare almeno la
gamba destra: medicazioni ripetute e dolorose, primi accenni di
fisioterapia.
La mamma, sempre presente al suo fianco, esce dalla stanza raramente,
solo per prendere una boccata d'aria, e poter piangere in silenzio senza
farsi vedere.
Il sonno di Banin è spesso interrotto da urla spaventose; il ricordo del
ferimento sotto le bombe, dei primi incredibili e insopportabili dolori,
dell'assenza di antidolorifici e altri farmaci a Karbala, il lungo viaggio
per raggiungere l'ospedale di Emergency a Sulaimaniya.
Da qualche giorno si è deciso di somministrarle farmaci leggeri la sera per
farla dormire, con l'intento di alleviarle un poco le sofferenze.
Quello che è piu triste, guardando questi grandi "occhi belli"
è la consapevolezza che i bambini nelle condizioni di Banin sono molti in
Iraq.
Chissà se qualcuno li ha censiti e se è possibile farlo; si potrebbe
iniziando da lei: "effetto collaterale della guerra di nome Banin, 10
anni, di Karbala, amputata gamba sinistra, detta "occhi belli".
Mario Ninno
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