Fiabe Moderne

 

Il paradiso e l'inferno

E i cannoni divennero cannoli

Tradizioni Pagane e Cristiane

Babbo Natale

La bambola dimenticata

Gli Angeli viaggiatori

L'amore e la follia

La storia del panettone

 

 

 

 

Il paradiso e l'inferno

Dopo una lunga ed eroica vita, un  valoroso samurai giunse nell'aldila' e fu destinato al paradiso. Era un tipo pieno di curiosita' e chiese di poter dare prima un'occhiata anche  all'inferno. Un angelo lo accontento' e lo condusse all'inferno.

Si trovo' in un vastissimo salone che aveva al  centro una tavola imbandita con  piatti colmi e pietanze succulente e di golosita' inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt'intorno, erano smunti, pallidi e scheletriti da far pietà.

"Com'è  possibile?", chiese il samurai alla sua guida. "Con tutto quel ben di Dio davanti!".
"Vedi: quando arrivano qui, ricevono tutti due  bastoncini, quelli che si usano  come posate per mangiare,solo che sono lunghi piu' di un metro e devono essere rigorosamente impugnati  all'estremita'. Solo cosi' possono portarsi il cibo alla bocca".

Il samurai rabbrividi'. Era terribile la punizione  di quei poveretti che, per quanti  sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppur una briciola sotto i denti. Non volle vedere altro e chiese  di andare subito in paradiso.

Qui  lo attendeva una sorpresa. Il paradiso era un salone assolutamente identico all'inferno! Dentro l'immenso  salone c'era l'infinita tavolata di gente; un'identica sfilata di piatti deliziosi. Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi  bastoncini lunghi piu' di un metro, da impugnare all'estremita' per portarsi il cibo alla bocca. C'era una sola differenza: qui la gente intorno al  tavolo era allegra, ben pasciuta,  sprizzante di gioia.
"Ma com'e' possibile?", chiese il samurai.

L'angelo sorrise. "All'inferno ognuno si affanna  ad afferrare il cibo e portarlo  alla propria bocca, perche' si sono sempre comportati cosi' nella vita. Qui al contrario, ciascuno prende il  cibo con i bastoncini e poi si  preoccupa di imboccare il proprio vicino".
Paradiso ed inferno sono nelle tue mani.
Oggi.

 

 

E i cannoni divennero cannoli (di Gino Strada)

C’era una volta un pianeta chiamato Terra. Si chiamava Terra anche se, a dire il vero, c’era molta più acqua che terra su quel pianeta. 

Gli abitanti della Terra, infatti, usavano le parole in modo un po’ bislacco.

Prendete le automobili, per esempio. Quel coso rotondo che si usa per guidare, loro lo chiamavano "volante", anche se le macchine non volano affatto! Non sarebbe più logico chiamarlo "guidante", oppure "girante", visto che serve per girare? Anche sulle cose importanti si faceva molta confusione.

Si parlava spesso di "diritti": il diritto all’istruzione, per esempio, significava che tutti i bambini avrebbero potuto (e dovuto!) andare a scuola. Il diritto alla salute, poi, avrebbe dovuto significare che chiunque, ferito, oppure malato, doveva avere la possibilità di andare in ospedale. Ma per chi viveva in un paese senza scuole, oppure a causa della guerra non poteva uscire di casa, oppure chi non aveva i soldi per pagare l’ospedale (e questo, nei paesi poveri, è più la regola che l’eccezione), questi diritti erano in realtà dei rovesci: non valevano un fico secco. Siccome non valevano per tutti ma solo per chi se li poteva permettere, queste cose non erano diritti : erano diventati privilegi, e cioè vantaggi particolari riservati a pochi. A volte, addirittura, i potenti della Terra chiamavano "operazione di pace" quella che, in realtà, era un’operazione di guerra: dicevano proprio il contrario di quello che in realtà intendevano. E poi, sulla Terra, non c’era più accordo fra gli uomini sui significati: per alcuni ricchezza significava avere diecimila miliardi, per altri voleva dire avere almeno una patata da mangiare.

Quanta confusione! Tanta confusione che un giorno il mago Linguaggio non ne poteva più. Linguaggio era un mago potentissimo, che tanto tempo prima aveva inventato le Parole e le aveva regalate agli uomini. All’inizio c’era stato un po’ di trambusto, perché gli uomini non sapevano come usarle, e se uno diceva carciofo l’altro pensava al canguro, e se uno chiedeva spaghetti l’altro intendeva gorilla, e al ristorante non ci si capiva mai. Allora il mago Linguaggio appiccicò ad ogni parola un significato preciso, cosicché le parole volessero dire sempre la stessa cosa, e per tutti. Da allora il carciofo è sempre stato un ortaggio, e il gorilla un animale peloso, e non c’era più il rischio di trovarsi per sbaglio nel piatto un grosso animale peloso, con il suo testone coperto di sugo di pomodoro.

Questo lavoro, di dare alle parole un significato preciso, era costato al mago Linguaggio un bel po’ di fatica. Adesso, vedendo che gli uomini se ne infischiavano del suo lavoro, e continuavano ad usarle a capocchia, decise di dare loro una lezione."Le parole sono importanti - amava dire - se si cambiano le parole si cambia anche il mondo, e poi non ci si capisce più niente".
Una notte, dunque, si mise a scombinare un po’ le cose, spostando una sillaba qui, una là, mescolando vocali e consonanti, anagrammando i nomi. Alla mattina, infatti, non ci si capiva più niente.
A tutti gli alberghi di una grande città aveva rubato la lettera gi e la lettera acca, ed erano diventati... alberi! Decine e decine di enormi alberi, con sopra letti e comodini e frigobar, e i clienti stupitissimi che per scendere dovevano usare le liane come Tarzan. Alle macchine aveva rubato una enne, facendole diventare macchie, e chi cercava la propria automobile trovava soltanto una grossa chiazza colorata parcheggiata in strada.

Alle torte invece aveva aggiunto una esse, erano diventate tutte.. storte, e cadevano per terra prima che bambini se le potessero mangiare. Erano talmente storte che non erano più buone nemmeno per essere tirate in faccia. Nelle scuole si era anche divertito ad anagrammare, al momento dell’appello, la parola presente, e se rima gli alunni erano tutti presenti, adesso erano tutti serpenti, e le maestre scappavano via terrorizzate.

Poi si era tolto uno sfizio personale: aveva eliminato del tutto la parola guerra, che aveva inventato per sbaglio, e non gli era mai piaciuta. Così un grande capo della Terra, che in quel momento stava per dichiarare guerra, dovette interrompersi a metà della frase, e non se ne fece nulla. Inoltre aveva trasformato i cannoni in cannoli, siciliani naturalmente, e chi stava combattendo si ritrovò tutto coperto di ricotta e canditi. Andò avanti così per parecchi giorni, con le scarpe che diventavano gattoni e le case si mettevano a miagolare, il pane che si trasformava in un cane e morsicava chi lo voleva mangiare.

Quanta confusione! Troppa confusione, e gli uomini non ne potevano più. Mandarono quindi una delegazione dal mago Linguaggio, a chiedere che rimettesse a posto le parole, e con loro il mondo."E va bene - disse Linguaggio - ma solo ad una condizione: che cominciate ad usare le prole con il loro giusto significato. I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi. Uguaglianza deve significare davvero che tutti sono uguali, e non che alcuni sono più uguali di altri. E per quanto riguarda la guerra...". "Per quanto riguarda la guerra - lo interruppero gli uomini - ci abbiamo pensato... tienila pure: è una parola di cui vogliamo fare a meno".

 

 

 

Tradizioni Pagane e Cristiane

C'erano una volta, tanto tempo fa degli antichi popoli pagani che abitavano nelle fredde terre della Scandinavia. A partire dal solstizio invernale, cioè nei giorni piu' corti dell'anno, tutti i componenti delle famiglie si riunivano intorno al fuoco, per ripararsi dal freddo. Era un vero e proprio momento di svago e un'occasione per stare insieme: si cantavano canzoni popolari, si raccontavano storie, ci si scambiava doni e si celebravano i riti pagani. Tra questi, quello piu' festeggiato era quello del ceppo bruciato per allontanare i giorni corti, che portavano il buio e far tornare i giorni con la luce. Questo ceppo doveva essere scelto tra i tronchi piu' grandi, preferibilmente di quercia, la quale simboleggia la forza e la solidita' e veniva arso davanti alla famiglia riunita. In questo modo simbolicamente si bruciava il passato e si coglievano i segni del futuro: le scintille che salivano al cielo simboleggiavano il ritorno dei giorni lunghi. 
I doni scambiati tra parenti e amici erano simbolo di abbondanza. La cenere che il falo' aveva prodotto veniva raccolta e, quindi, sparsa nei campi, con la speranza che portasse abbondanti raccolti. Oggi questi simboli si ritrovano nel nostro albero di Natale e nelle strade delle nostre citta': le luci e le illuminazioni sono le scintille del falo', le palle e le decorazioni sono speranze di prosperita', l'abete sempreverde la speranza di rinascita, i fili d'oro e d'argento i capelli delle fate. In questo modo, la tradizione pagana si è unita a quella cristiana: la luce allunga le giornate e Gesu' Bambino nasce per salvare il mondo. Poiche' secondo alcune credenze pagane l'abete veniva identificato come "l'albero cosmico", cioe' come la manifestazione divina del cosmo, successivamente in esso venne identificato lo stesso Gesu' Cristo. L'illuminazione dell'albero e' la luce che Cristo getta sull'umanita', mentre i frutti, i doni e le decorazioni simboleggiano la sua generosita' verso di noi. 


 

 

Babbo Natale

Secondo la leggenda Babbo Natale vive al Polo Nord dove, aiutato da numerosi gnomi, costruisce dei giocattoli da distribuire come doni a tutti i bambini del mondo durante la notte di Natale, con l'ausilio di una slitta trainata da renne volanti e passando e attraverso i camini delle case. Ma il vecchio rubicondo dalla barba bianca e dal vestito rosso ha una sua storia che ora vi raccontiamo.
C'era una volta in Turchia tanto tempo nel V secolo dopo Cristo un giovane dal buon cuore di nome Nicola, nato e cresciuto in una ricca famiglia, che divenne vescovo di Myra in Lycia. Nicola era davvero magnanimoe compiva spesso azioni buone. Un giorno quando ormai era vecchio con una lunga barba bianca aiuto' tre giovani donne poverissime destinate a vivere per strada. Addolorato dal pianto e commosso dalle preghiere di un nobiluomo impossibilitato a sposare le sue tre figlie perche' caduto in miseria, decise di intervenire lanciando per tre notti consecutive, attraverso una finestra sempre aperta del vecchio castello, i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze. La prima e la seconda notte le cose andarono come stabilito. La terza notte Nicola trovò la finestra chiusa. Deciso a mantenere fede al suo proposito, il vecchio si arrampico' cosi' sui tetti e getto' il sacchetto di monete attraverso il camino, dov'erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicita' del nobiluomo e delle sue tre figlie. Quando mori', le sue spoglie vennero deposte a Myra. Nel 1807, pero', un gruppo di cavalieri italiani travestiti da mercanti presero le spoglie del vescovo Nicola le portarono nella citta' di Bari dove tuttora son conservate. 
Fu cosi' che il vescovo Nicola fu santificato e divento' il santo potettore del capoluogo della Puglia. Ma la notte di Natale San Nicola continua a regalare cibo alle famiglie piu'! ! povere e a distribuire doni ai bambini di tutto il mondo attraverso i camini e le finestre delle loro case. 
Per poter portare a termine il suo compito ha deciso di vivere al Polo Nord da cui puo' vedere meglio e ascoltare i desideri di tutti i bambini del mondo. Il nome olandese del santo, Sinter Klass, venne importato in America dagli immigrati come Santa Claus, la cui traduzione in italiano e' Babbo Natale.

 

 

 

 

La bambola dimenticata

C’era una volta una bella bambola, con i capelli biondi fatti di lana e il vestito con toppe di tutti i colori. Era appena uscita dalla fabbrica e viveva nel magazzino di un grande negozio. Quando era arrivato lo scatolone con tutte le bambole, lei era caduta per caso ed era scivolata in fondo allo scaffale. Quindi tutte le volte che le commesse andavano a prendere i giocattoli per metterli in vetrina, non la vedevano e la lasciavano li'. Il negoziante non si ricordava nemmeno piu' di averla e dopo molti mesi era rimasta invenduta. La bambola, che si chiamava Isabella, era molto triste perche' si sentiva sola. "Il bello dell' essere una bambola e' che puoi giocare con i bambini" pensava. "Ma se io sto sempre qui in mezzo alla polvere, la mia vita non ha senso". Non e' vero che i giocattoli non hanno emozioni. Bambole, pupazzi e peluche provano molta gioia quando vengono trattati bene e stanno vicini ai bambini. Quando invece rimangono in un angolo, dimenticati a prender polvere, si intristiscono e diventano piu' brutti. La povera Isabella si annoiava da morire e sognava ogni giorno di essere magicamente ritrovata da una bella bambina, bionda come lei. E infatti cosi' accadde. Una mattina entrarono nel negozio una bambina di nome Giulia, in braccio alla sua mamma, Francesca. Giulia compiva quel giorno sei anni e la mamma le voleva comprare una bambola. Ma la bimba aveva dei gusti difficili e desiderava un giocattolo che le piacesse al primo sguardo. Il negoziante la fece entrare nel magazzino e le disse di fare un giro per scegliere quello che le piaceva. "Mamma, mamma, eccola!" urlo' Giulia. Tra le mani sporche di polvere stringeva Isabella che, a guardarla bene, sorrideva felice!

 


 

grazie Petra

Gli angeli viaggiatori

Due angeli viaggiatori si fermarono per passare la notte nella casa di una ricca famiglia. Era una famiglia di persone molto avare e che si rifiutarono di far dormire i due angeli nella camera degli ospiti. Concessero invece agli angeli solo un piccolo spazio fuori, sul duro e freddo pavimento del pergolato davanti alla loro casa.
Mentre i due angeli si preparavano un letto per terra come potevano, il piu' vecchio degli angeli vide un buco nella muro e lo riparo'.
Quando l'angelo giovane gliene domando il motivo, il più vecchio rispose soltanto: "le cose non sono sempre quello che sembrano".

La notte seguente la coppia di angeli cerco' riparo nella casa di una famiglia molto povera ma molto ospitale: furono accolti da un contadino e sua moglie, i quali, dopo aver condiviso con gli angeli il poco cibo di cui disponevano, cedettero loro anche i propri letti e finalmente i due viaggiatori si poterono riposare comodamente.
Quando il sole sorse la mattina dopo gli angeli trovarono l'uomo e sua moglie in lacrime: la loro unica mucca, la loro sola fonte di sostentamento, giaceva morta nel campo.
L'angelo giovane, infuriato, chiese al più vecchio come avesse potuto permettere che accadesse una cosa simile:
"Al primo uomo che aveva tutto hai fatto un favore", lo accusò. "E invece hai laciato che l'unica mucca di questa famiglia che, sebbene poverissima, era stata pronta a dividere tutto, morisse!"

"Le cose non sono sempre quello che sembrano" replico' l'angelo più anziano. "Quando eravamo nel cortile della villa ho notato che c'era dell'oro nascosto nel muro
e che si poteva scoprire grazie a quel piccolo buco.
Siccome quell'uomo era cosi' avaro e ossessionato dal denaro io ho riparato quel buco, in modo che non avrebbe trovato anche quella ricchezza."
"Poi la notte scorsa quando dormimmo nel letto del contadino venne l'angelo della morte per sua moglie.
Io invece di lei gli ho dato la mucca.
Le cose non sono sempre quello che sembrano".

Qualche volta questo e' precisamente quello che succede quando le cose non sembrano andare come dovrebbero...
Ci sono persone che arrivano nella nostra vita e se ne  vanno subito... qualche persona diventa unamico e rimane un po'... lasciando bellissime impronte nel
nostro cuore... e non le perderemo mai perche avremo avuto un vero amico!!!!!!!!!!
Ieri storia, domani mistero, il PRESENTE e' un regalo... Io penso che sia importante, vivere e ricordare ogni momento.
Conserva questo messaggio perchè anche tu hai un angelo guardiano che veglia
su di te.

-qualcuno e' orgoglioso di te
-qualcuno ti sta pensando
-qualcuno si sta preoccupando di te
-qualcuno sente la tua mancanza
-qualcuno vuole parlarti
-qualcuno vorrebbe essere con te
-qualcuno spera che tu non sia nei guai
-qualcuno ti e' grato per il tuo supporto
-qualcuno vorrebbe stringere la tua mano
-qualcuno spera che tutto ti vada bene
-qualcuno spera che tu sia felice
-qualcuno vorrebbe che tui lo trovassi
-qualcuno sta celebrando un tuo successo
-qualcuno vuole darti un regalo
- qualcuno pensa che tu SIA un regalo
-qualcuno ti ama
-qualcuno ammira la tua forza di volonta'
-qualcuno sta pensando a te e sta sorridendo
-qualcuno vorrebbe la tua spalla per piangere



 

L'amore e la follia

Si racconta che una volta, tanto tempo fa, tutti i sentimenti, le qualita' e i difetti dell'uomo si riunirono. Dopo che la Noia aveva sbadigliato per l'ennesima volta la Pazzia propose di andare a giocare a nascondino. La curiosita' chiese: -A nascondino? Come si fa? - E' un gioco, spiego' la Follia, io mi copro gli occhi e incomincio a contare fino a un milione. Voi intanto Vi nascondete e quando non c'e' piu' nessuno in giro e io ho finito di contare, il primo di Voi che trovo rimane al mio posto a fare la guardia per continuare il gioco. L'Entusiasmo ballo' seguito dall' Euforia, dall'Allegria e fece tanti salti che fini' per convincere il Dubbio e l'Apatia, la quale non aveva mai voglia di fare nulla. Ma non tutti vollero partecipare... la Verita' preferi' non nascondersi; la superbia disse che era un gioco molto sciocco e la Codardia preferi' non rischiare. - Uno, due, tre... -incomincio' a contare la Follia. La prima a nascondersi fu la Pigrizia, che si nascose dietro la prima pietra del cammino. La Fede sali' in cielo e la Invidia si nascose dietro l' ombra del Trionfo che era riuscito a salire in cima all' albero piu' alto. La Generosita' invece non riusciva a nascondersi, ogni posto che trovava lo lasciava ai suoi amici. Un lago cristallino? Ideale per la Bellezza, Un cespuglio? Perfetto per la Timidezza, Un soffio di vento? Giusto per la Libertà. Finche' la Generosità decise di nascondersi dietro un raggio di sole. L'Egoismo invece si prese subito il posto migliore e superconfortevole, tutto per lui. La Bugia si nascose... veramente non si sa dove, la Passione e il Desiderio si nascosero nel centro di un vulcano. La Dimenticanza... non ce lo ricordiamo ! Quando la Follia arrivo' a contare fino a 999.999, l' Amore ancora non aveva trovato un luogo per nascondersi, perche' erano tutti occupati. Alla fine vide un roseto e decise di nascondersi li', fra le bellissime rose. - Un milione!!!- disse la Follia che inizio' a cercare. La prima a farsi scoprire fu la Pigrizia. Poi la Fede, poi la Passione e il Desiderio, che aveva sentito vibrare dentro il vulcano. Trovo' poi l'Invidia che si era nascosta dove stava il trionfo. Camminando, vicino al lago trovo' la Bellezza; poi il Dubbio, il quale non aveva ancora deciso dove nascondersi. Eppoi uno dopo l'altro incontro' tutti gli altri, tranne l' Amore. La Follia inizio' a cercarlo dietro a ogni albero, sotto il ruscello, in cima alla montagna... e quando fu al punto di darsi per vinta, vide il roseto e inizio' a muovere i rami, quando allo improvviso si senti' un doloroso grido. Le spine avevano ferito negli occhi l'Amore! La Follia non seppe cosa fare e come chiedergli scusa. Pianse, prego', imploro' e chiese perdono. Da allora, sulla terra l'Amore fu cieco e la Follia non lo lascio' mai piu'.


 

La storia del panettone

Verso la fine del 1400, la citta' di Milano era governata dal Duca Ludovico il Moro, molto amante delle feste e dei banchetti. La sera del 24 dicembre, durante il cenone di Natale, tutta la servitu' era impegnata a servire in tavola il Duca e i suoi ospiti. Il capocuoco era indaffarato a preparare i piatti di carne, gli altri cuochi si stavano occupando dei piatti di pesce. Cosi' a sorvegliare il forno era rimasto solo Toni, il servo piu' giovane, un ragazzo di dodici anni. "Toni, stai attento alle focacce che stanno cuocendo", gli aveva detto Ambrogione, il capocuoco. Ma il ragazzo, stanco per la fatica, si addormento' all'improvviso. 
Quando si risveglio', al posto delle focacce trovo' soltanto carbone e fumo: le focacce erano completamente bruciate! Fortunatamente, Toni era un ragazzo intraprendente. Senza perdersi d'animo decise di rimediare al disastro che aveva combinato. Prese la 
pasta di pane avanzata, la mescolo' con burro, uvetta, canditi, uova, zucchero e mise tutto nel forno. Ne nacque una specie di pagnotta dolce. Piuttosto che non servire piu' nulla, Ambrogione accetto' il rischio di portare in tavola quel dolce improvvisato, sperando nella fortuna.
Il dolce ebbe un grandissimo successo, il Duca in persona ando' nelle cucine a complimentarsi con il capocuoco e da quel giorno, il "pan di Toni", ovvero il panettone, 
non manco' piu' in ogni cenone di Natale. Fu cosi' che il panettone, nato per caso, divento' tanto famoso.