Terrorismo

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18-12-2001 di Gianni Minà

L'impotenza dell'Occidente
Colpi di stato, stragi eseguite o coperte, piani militari spacciati per azioni antidroga, finanziamenti a terroristi: l'inadeguatezza morale e strategica degli Usa nell'affrontare con qualche possibilita' di successo questo incendio mondiale 

Ci rendiamo conto con sconcerto che siamo in guerra ma lo dobbiamo dire a bassa voce. Una situazione kafkiana con un apparato militare rivolto per ora contro l'Afghanistan, fra i piu' poderosi mai messi in campo dall'occidente dalla II guerra mondiale ad oggi, un apparato che siamo costretti pero' a definire un'"operazione di polizia internazionale", pena l'accusa di essere tacciati di antiamericanismo, se non addirittura di essere conniventi con i terroristi.
Siamo obbligati, infatti, a snidare e annientare rapidamente il terrorismo, un tumore maligno frutto per ora di movimenti fondamentalisti islamici e capace di essere piu' spettacolare e apocalittico di un film con Bruce Willis o di un romanzo di Tom Clancy, ma siamo palesemente incapaci di farlo. Perche' per troppo tempo, fino a ieri, noi, l'occidente "indiscutibile" e che vanterebbe un primato ideologico, religioso e morale sulle altre civilta', ha impudicamente trescato col terrorismo, e non solo quello di radice islamica. Una scelta ambigua e ipocrita: gli Stati uniti, ma non solo loro, si sono dati da fare in prima persona, cosa che li rende ora, ironia della storia, inadeguati moralmente, strategicamente, tecnologicamente ad affrontare con qualche sicurezza di successo, il drammatico problema.
Chi, in un altro 11 settembre, quello del 1973, ha organizzato direttamente (come hanno confermato i documenti declassificati della Cia) il colpo di stato in Cile contro il governo di Salvador Allende democraticamente eletto dai cittadini? Chi ha accettato e favorito la politica dell'apartheid in Sudafrica? Chi ha ideato e stimolato l'"operazione condor" in Argentina, Uruguay, Cile, Paraguay, Brasile, per annichilire l'opposizione progressista in quei paesi senza avvertire alcun scrupolo, se in quella strategia veniva usata per la prima volta la infame pratica di massa di far sparire migliaia di persone? Chi ha accettato che in Indonesia venissero eliminati cinquecentomila presunti fautori del comunismo? Chi, solo due anni fa, e' stato indicato da un rapporto dell'Onu come complice del genocidio delle popolazioni maya in Guatemala, avvenuto negli anni ottanta e fino all'inizio degli anni novanta? Chi ha sempre impedito all'Onu di condannare il Guatemala per violazione dei diritti umani, anche dopo che i rapporti della chiesa cattolica e delle Nazioni Unite hanno documentato ogni efferatezza come 30.000 desaparecidos, 627 massacri, 400 villaggi scomparsi dalla carta geografica, 3.000 cimiteri clandestini e hanno segnalato che uno dei generali genocidi, Rios Montt, impudicamente e' ora il presidente del parlamento?
Chi ancora recentemente ha varato il "Plan Colombia", una strategia di presunta lotta ai narcotrafficanti colombiani, che la stessa comunita' europea ha respinto perche' "chiaramente suggerito da finalita' militari"? Chi sta tentando di mettere in atto un "Plan Africa" che annienterebbe per sempre ogni speranza di ripresa economica e sociale del continente piu' povero e martoriato del pianeta? Chi non ha avuto la voglia o la forza di aiutare a risolvere il conflitto infinito fra Israele e Palestina, lasciando ultimamente mano libera al generale Sharon, che il tribunale dell'Aja potrebbe presto inquisire per crimini contro l'umanita'?
Chi, insomma, negli ultimi trent'anni ha fatto prevalere questa immagine degli Stati uniti, rispetto a quella generosa, democratica e libertaria, patrimonio della storia moderna del mondo fino alla fine della II guerra mondiale, non sa ora cosa fare, se non come fanno i bambini, buttare all'aria tutto?
Perche' purtroppo chi ha trescato e tenuto in piedi i peggiori criminali della politica moderna, in America Latina come in Africa, come in Asia, coinvolgendo anche l'Europa, non ha previsto che la storia un giorno potesse produrre un orrore infinito, ideato proprio da alcuni di coloro che, fino al giorno prima, erano stati creati, istruiti e usati per le strategie piu' imbarazzanti. Primo fra tutti Saddam Hussein, scelto per annientare l'Iran di Komeiny che poteva diventare destabilizzante nel grande mercato del petrolio e dell'energia; e poi Osama bin Laden e i talebani, studenti coranici formati e istruiti in Pakistan, per sloggiare l'Unione sovietica dall'Afghanistan, terra per sua sfortuna strategica allora come ora per il passaggio verso l'Oceano Indiano dei gasdotti e degli oleodotti dalle repubbliche musulmane ex sovietiche (Turkmenistan, Kazakistan, Tagikistan, Uzbekistan etc.).
Bush padre, ex capo della Cia, sul finire degli anni '70, si precipito' a Parigi su un aereo privato di un fratello di bin Laden, l'antico compagno d'affari Salem, per trattare con una delegazione di mullah iraniani moderati la possibilita' di ritardare il rilascio di alcuni diplomatici nordamericani, ostaggio del regime dell'ayatollah Komeiny. Era una trappola per far perdere le elezioni al democratico Jimmy Carter e farle vincere al repubblicano Ronald Reagan di cui Bush senior sarebbe diventato vicepresidente. Reagan vinse le elezioni, mentre Salem bin Laden come Amiram Nir, agente del Mossad, anch'egli protagonista dell'incontro di Parigi, sarebbero morti in due diversi incidenti aerei, il primo in Texas e il secondo in Messico.
Evidentemente incomincio' in quella stagione un legame indecente fra le multinazionali dell'energia di cui George Bush senior era il portavoce e certi ambienti del mondo del petrolio arabo, in particolare quello saudita, che sicuramente ha avuto la sua influenza successivamente nell'evolversi della politica Usa verso paesi come Kuwait, Iraq, Iran e Afghanistan. E' stato rivelato per esempio che, non solo i militari genocidi del Guatemala e di Haiti o i contras in Nicaragua, ma anche l'operazione Iran-Contra e successivamente il sostegno alla guerriglia antisovietica in Afghanistan, furono sovvenzionate dalla Cia attraverso il riciclaggio del denaro del narcotraffico con la connivenza di istituti di credito come la Bank of Commerce and Credit International (Bcci) nel cui consiglio di amministrazione c'era non solo Salem, fratello di Osama bin Laden, ma anche Bin Mafouz, banchiere della famiglia reale saudita, sposato con una sorella dei bin Laden.
Un'inchiesta di Time Magazine del 1991 rivelo' per esempio che "poiche' gli Usa volevano fornire ai ribelli mujaheddin in Afganistan missili Stinger e altro materiale militare per combattere l'Armata Rossa, c'era bisogno della piena collaborazione del Pakistan. Cosi', dalla meta' degli anni '80 il distaccamento della Cia a Islamabad divenne una delle sedi piu' grandi e operative dei servizi segreti nordamericani. "Se lo scandalo Bcci ha creato un cosi' forte imbarazzo per gli Usa tanto che indagini dirette non sono mai state condotte, e' dovuto al fatto che gli Usa avevano dato un tacito via libera ai trafficanti di eroina in Pakistan", dichiaro' un agente della Cia. Il "denaro sporco" riciclato attraverso il sistema bancario - magari attraverso una compagnia anonima di copertura - diventava cosi' "denaro nascosto", usato per finanziare movimenti di guerriglia come i contras del Nicaragua e i mujaheddin afgani.
Un tale scenario, aggravato ben presto dalla guerra del Golfo - una guerra bocciata perfino dal papa e dichiarata solo per assicurarsi il controllo del petrolio arabo nei prossimi decenni - avrebbe dovuto suggerire una maggiore accortezza in un'area di mondo dove la solidarieta' dei paesi arabi moderati era stata ottenuta, allora, a sorpresa, con non poca fatica, per vari motivi: religiosi, strategici, culturali. Invece, non si e' dato peso nemmeno a segnali inquietanti che arrivavano da tempo e proprio dai settori integralisti come quello dei talebani, gli studenti coranici allevati in Pakistan e catapultati nella tragedia dell'Afghanistan per contribuire a cacciare i sovietici. (...)
L'impressione e' che in un mondo dove i consigli d'amministrazione delle multinazionali, specie quelle dell'energia e delle armi, dettano le linee programmatiche ai governi occidentali, (attualmente avari di statisti o anche solo di politici di sicura personalita') gli Stati uniti e gli alleati si siano improvvisamente trovati di fronte a mostri creati proprio dalla loro politica estera e dalla loro ingordigia economica. Come ha detto Ignacio Ramonet, direttore de Le Monde Diplomatique: "Ora, come Frankenstein, questi paesi che si credevano poderosi sono aggrediti dalla creatura che hanno generato". Insomma, come sostengono molti intellettuali degli Stati uniti (Chomsky, Bellow, Miller, Ramsey Clark, Wayne Smith) che non si possono tacciare certo di essere antiamericani, e' chiaro che la politica estera di Washington non e' stata e non e' innocente. Questo non assolve certo il criminale attentato alle Torri Gemelle e al Pentagono ma, per chi vuole capire e non essere ubriacato di propaganda in favore della guerra, spiega perche' la storia moderna l'11 settembre del 2001 si e' trasformata in un incubo.



21 Ottobre 2001 di Dario Fo

Il nuovo pacifismo puo' farsi capire 
Repubblica, che e' un giornale progressista, ha realizzato un sondaggio dal quale risulta che il 48% dei lettori dell'edizione telematica sono sempre stati contrari ai bombardamenti, il 48% sono sempre stati favorevoli, il 4% erano favorevoli ma, visto quel che sta succedendo, hanno cambiato idea. Come risultato non e' eccezionale.
Chiunque si sia trovato a discutere sulla guerra ha sperimentato quanto sia difficile spiegare le ragioni del pacifismo. Ci siamo trovati a Firenze, alla presentazione del libro "Operazione Pace" a intavolare una discussione con alcuni sostenitori dell'intervento. La discussione ha rischiato di degenerare in una rissa verbale ma, alla fine, siamo riusciti a trovare con questi interlocutori un accordo.
E' stata un'esperienza molto interessante, ci ha permesso di comprendere perche' le posizioni pacifiste, cosi' come normalmente vengono espresse, risultino incomprensibili a molte persone. Vogliamo parlarvene perche' oggi molto dipende dalla capacita' di intavolare un dialogo con chi sostiene la politica dei bombardamenti di Bush. 
C'e' una profonda incomprensione di fondo.
Il rifiuto delle nostre posizioni e' a priore e ha una ragione storica.
In Italia le ragioni della pace sono state troppo spesso usate in maniera utilitaristica e a senso unico, dalla sinistra.
E' indiscutibile il fatto che si organizzarono molte piu' manifestazioni per il Vietnam che per la Cecoslovacchia. Cosi' come si protestava con veemenza contro le violazioni dei diritti umani in Grecia, molto meno per quelle in Unione Sovietica.
Automaticamente si accomunano le nostre posizioni di oggi con l'antiamericanismo atavico della sinistra di ieri.
Al tempo dell'invasione della Cecoslovacchia ci furono molti intellettuali di sinistra che protestarono, noi ad esempio ritirammo il diritto di rappresentare i nostri testi in Urss ma sono iniziative che quasi nessuno conosce. Quindi e' importante chiarire innanzi tutto che non abbiamo contro gli Stati Uniti ma con chiunque pratichi la filosofia del fine che giustifica i mezzi.
Ed e' importante chiarire che la nostra opposizione a questa filosofia si basa su esperienze concrete. Il potere di criminali come Saddam o Bin Laden e' proprio l'effetto collaterale di questo modo di pensare.
Anni fa gli Stati Uniti usarono e finanziarono Saddam e i Talebani per combattere i propri nemici, oggi, con la stessa spregiudicatezza, ci si allea con alcuni signori della guerra e regimi criminali pur di abbattere i Talebani.
Questa e' la classica politica che determina immancabilmente un irreversibile clima di instabilita' e alimenta il terrorismo di domani. 
Perche' l'Occidente non sostiene con forza i diritti umani nei paesi arabi? 
Perche' invece di condurre una battaglia per la democrazia in Cina ci si va a tenere la' le Olimpiadi?
Siamo coscienti che questo nostro modo di pensare e' relativamente nuovo. Ma gia' il rifiuto del fine che giustifica i mezzi ha creato una piccola rivoluzione. Durante le giornate di Genova e' successo qualche cosa che mai era accaduto prima. Piu' volte alcuni agenti isolati e circondati da Black Block e violenti sono stati salvati dall'intervento di gruppi di manifestanti pacifisti che hanno fatto muro per proteggerli. E piu' volte gruppi di agenti sono arrivati a scontrarsi con loro colleghi per impedire che continuassero i pestaggi isterici sui dimostranti arrestati. Di questi episodi si e' parlato pochissimo ma questo non diminuisce la loro importanza. Segnalano l'esistenza di una cultura della pace che nega nei fatti, nel fuoco dello scontro, di accettare che non vengano rispettati i fondamenti della morale e della pieta'.
Non si picchiano i prigionieri!
E' stata, da entrambe le parte una rottura della logica del fine che giustifica i mezzi, del "Il nemico del mio nemico e' mio amico". La sostituzione con un'altra logica che tende a superare le contrapposizioni: 
sono alleato di tutti coloro che non vogliono che persone ridotte all'impotenza vengano massacrate di botte. Il fatto che un pugno di persone dotate di senso morale siano riuscite ad arginare la brutalita' a Genova, seppur in casi circoscritti, ha segnato la nascita di un patto di civilta' che non potra' che crescere in futuro.
E questo patto di civilta' dovrebbe essere esteso alla politica internazionale. Non si possono fare alleanze di nessun tipo con chi uccide e tortura gli oppositori politici. Solo se la democrazia e i diritti umani e sociali saranno considerati una pregiudiziale assoluta di qualsiasi rapporto internazionale potremo sperare in futuro di cancellare il terrorismo.
Chiarita questa questione pregiudiziale, e' poi indispensabile chiedere se si ritenga veramente efficace la tecnica dei bombardamenti.
Crediamo che qualsiasi persona di buon senso possa immaginare che un miliardario come Bin Laden in questo momento se ne stia il piu' lontano possibile dagli scontri.
Il terrorismo non e' costituito da forze regolari, chiaramente individuabili. 
Dobbiamo battere singoli gruppi composti di 2-3 persone che agiscono clandestinamente. Il grosso dei terroristi e' da tempo nascosto in Usa e in Europa. Possiamo sterminare tutti gli Afgani e tutti gli uomini di Bin Laden in Afghanistan senza incidere minimamente sulla capacita' offensiva di questa organizzazione. Da quel che si sa, non c'era neppure un afgano tra i dirottatori degli aerei, l'11settembre.
I piu' quotati teorici della guerra al terrorismo insistono nell'avvertire che non ha senso mettersi a menare colpi all'impazzata. Agendo cosi' l'unico risultato che si ottiene e' quello di creare altre vittime innocenti e di dare forza alle teorie pazzesche di Bin Laden che teorizza una grande dittatura fondamentalista planetaria.
Si arriva a questo punto a una domanda: "Ma allora voi che soluzioni proponete?"
Il movimento pacifista alcune iniziative urgenti in effetti le ha proposte. 
Prima di tutte l'abolizione di ogni segreto bancario e dei paradisi fiscali che garantiscono ai terroristi finanziamenti occulti e la possibilita' di ottenere enormi cifre di denaro utilizzando il terrore per drogare le quotazioni azionarie e speculare in borsa.
Agire sul segreto bancario avrebbe permesso anche di colpire realmente il traffico di oppio afgano che garantisce ai Talebani enormi mezzi economici grazie al riciclaggio dei narcodollari.
Si sarebbe ottenuto un risultato certamente concreto mentre con i bombardamenti non si risolve niente e, anzi, si rischia di innescare reazioni a catena imprevedibili e pericolosissime. Non dimentichiamo che l'Onu ha avvertito che 7 milioni di profughi rischiano di morire di fame e malattie nei prossimi mesi.
Ma non possiamo certo dire che l'abolizione del segreto bancario stroncherebbe il terrorismo in 30 giorni. Ma di certo produrrebbe un colpo di gran lunga piu' efficace dei bombardamenti intelligenti di questa guerra che si ha la sfacciataggine grottesca di chiamare "umanitaria" perche' insieme alle bombe si lanciano pacchi di cibo e medicinali.
Il problema terrorismo ha proporzioni enormi.
E bisogna iniziare a comprendere profondamente da dove nasce e cos'e'.
Leggete le lettere di Bin Laden: parla delle sofferenze dei poveri, delle violenze subite dal popolo irakeno e palestinese per reclutare kamikaze ma ha tutto l'interesse a provocare maggiori sofferenze al popolo. Lui pensa che piu' il popolo soffre e piu' kamikaze trovera', magari tra i giovani annoiati dell'aristocrazia mussulmana in cerca di redenzione.
Nel 1977 ci fu a Roma un corteo con 100 mila persone. In piazza Venezia il corteo sfilava e sul lato, tra la polizia schierata e il corteo, una decina di giovani stavano in ginocchio, ad alcuni metri di distanza l'uno dall'altro. 
Tenevano con ostentazione la mano sotto la giacca per segnalare che erano pronti a estrarre le pistole.
Chiaramente se la polizia avesse cercato di colpirli avrebbe fatto una strage di manifestanti pacifici che sfilavano dietro alla linea dei terroristi. 
E le forze dell'ordine quel giorno dimostrarono grande buon senso rinunciando a ingaggiare una sparatoria.
Questa e' la strategia dei terroristi: farsi scudo della gente. Dicono di lottare per il benessere del popolo ma tanta piu' gente muore tanto piu' i loro affari vanno bene.
E per questo la politica dei bombardamenti e del creare disperati e terrorizzati che fuggono a milioni verso una quasi certa morte per inedia, e' un errore madornale: non colpisce i terroristi, li aiuta.
Se vogliamo sgominare il terrorismo dobbiamo ingaggiare una lotta senza quartiere contro le ingiustizie delle quali il terrorismo si alimenta. Il terrorismo non e' una minaccia ineluttabile che non ha cause. In Irlanda la miseria degli inizi del secolo, che porto' milioni di irlandesi a emigrare, permise al germe del terrorismo di insediarsi nel tessuto sociale. Nei paesi Baschi furono i decenni della dittatura franchista a creare la piaga della violenza che nutri' il terrore.
Fino a che i 500 uomini piu' ricchi del mondo possiederanno quanto un miliardo e mezzo di pezzenti e fino a che 36 mila bambini continueranno a morire ogni giorno per mancanza di cibo e medicine, il terrorismo avra' piaghe da infettare. 

 

7-10-2001 di Dario Fo

Quando si inizia a dividere la storia umana in storia di diverse civilta', cercando di stabilire una classifica di valori di civilta', si commette immancabilmente un grave peccato di semplificazione. Soprattutto se si 
parla di Islam, cristianesimo ed ebraismo. Tre culture profondamente interconnesse grazie a una comune origine culturale. Scriviamo usando l'alfabeto fenicio e i numeri arabi, esploriamo le leggi della natura 
utilizzando le teorie di Albert Einstein, cerchiamo cure alle malattie seguendo la strada scientifica tracciata dai medici arabi e fondiamo i metalli grazie a tecnologie mediorientali.
A quando risalirebbe l'inizio della superiorita' occidentale?
Al 1800, con lo schiavismo e il colonialismo?
Al 1900, con le guerre mondiali (e' ormai dimostrato che ne' Hitler ne' Stalin fossero di origine musulmana. E neppure Roosvelt era di razza orientale, nonostante abbia sganciato le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki).
Oppure si tratta di una superiorita' post bellica... con l'apartheid in Usa fino agli anni sessanta, la guerra del Vietnam, i proiettili all'uranio degli anni novanta?
Le polemiche feroci di queste settimane, impostate sulla classifica dei valori di civilta' tra le varie culture e religioni, ci hanno fatto scoprire il permanere di un punto di vista che credevamo estinto. Ancora molti sono convinti che la fame del mondo non sia colpa delle furbizie commerciali globalizzate che strangolano le economie locali. Molti credono veramente che quei popoli soffrano dell'indigenza e della miseria per ragioni che niente hanno a che vedere con il colonialismo, lo sfruttamento delle loro 
ingenti ricchezze minerarie e lo strozzinamento bancario che si pratica sui prestiti bancari. Essi, da sempre, fin dalle loro origini, sono miserabili.. 
Miserabile la loro cultura, la loro conoscenza, la loro civilta'.
Chi parla di culture superiori dovrebbe poi sapere che usa parole che fertilizzeranno la malapianta del razzismo. E questo dovrebbe far riflettere i media sulle loro grandissime responsabilita'. Oggi, in Italia 
mezzo milione di persone non vengono piu' salutate quando entrano in un bar. Sono lavoratori immigrati di fede musulmana, la gente li vede come se fossero tutti agenti del terrore. Uno di loro ha detto che dal 12 settembre i colleghi di lavoro lo trattano come fosse spazzatura…Che dire...
Si dovrebbero realizzare tante iniziative per incrementare un minimo di buon senso. Forse bisognerebbe iniziare dai ragazzi, insegnando a scuola la storia di quando noi eravamo una popolazione di semiselvaggi e gli arabi raffinatissimi uomini di scienza.
Si potrebbe iniziare leggendo la testimonianza di un medico arabo del dodicesimo secolo che, in terra musulmana, viene chiamato in un campo di crociati Franchi, per curare alcuni feriti.
"...Mi presentarono un cavaliere che aveva un ascesso a una gamba, e una donna afflitta da una consunzione. Feci un empiastro al cavaliere, e l'ascesso si apri' e miglioro', prescrissi una dieta alla donna, rinfrescandole il temperamento. Quand'ecco arrivare un medico franco, che dice: «Costui non sa affatto curarli!», e rivolto al cavaliere gli domando': "Cosa preferisci, vivere con una gamba sola o morire con due gambe?», e avendo quello risposto che preferiva vivere con una gamba sola, ordino': «Conducetemi un cavaliere gagliardo e un'ascia tagliante». Vennero cavaliere ed ascia, stando li' io presente. Colui adagio' la gamba su un pezzo di legno, e disse al cavaliere: «Dagli giu' un gran colpo di ascia, che la tronchi di netto!» E quegli, sotto i miei occhi, la colpi' di un primo colpo, e, non essendosi troncata, di un secondo colpo; il midollo della gamba schizzo' via, e il paziente mori' all'istante. Esaminata quindi la donna disse: «Costei ha un demonio nel capo, che si e' innamorato di lei. Tagliatele i capelli!» Glieli tagliarono, e quella torno' a mangiare i loro cibi, aglio e senape, onde la consunzione le aumento'. «Il diavolo e' entrato nella tua testa» sentenzio' colui, e preso il rasoio le apri' la testa a croce, asportandone il cervello sino a fare apparire l'osso del capo che colui strofino' con il sale...; e la donna all'istante mori'. A questo punto io domandai: «Avete piu' bisogno di me?» Risposero di no, e io me ne venni via, dopo aver imparato della loro medicina quel che prima ignoravo." 
(da Storici arabi alle Crociate a cura di Francesco Gabrieli, Giulio Einaudi Editore, Torino 1987, pagg. 76/77)